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A game of fate

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Io… Non sono da dove iniziare, lo ammetto senza crearmi molti problemi. Ho riscritto questa recensione in tutto ben otto volte, per me non era mai abbastanza, mi muovevo ogni volta troppo vicina a spoiler e comunque lontana da quello che avrei voluto veramente scrivere. Ogni tanto mi succede, avviene per quei libri che mi travolgono, che non mi lasciano mai andare. Come ho già detto, il mito greco ha sempre esercitato su di me il suo antico fascino. E Ade di fascino ne ha da vendere… Ho letto prima A Touch of Darkness, il primo volume della saga di Ade e Persefone, tutto dal punto di vista di lei. L’ho amato, terminato in due giorni perché non riuscivo a staccarmi. A Game of Fate per me è stato un viaggio superiore. L’oscurità, le paure, le tentazioni e ancora l’amore viscerale, la passione, la magia, le ripicche, i dispetti. Ho sentito tutto muoversi tra le parole, pagina dopo pagina, fino a uscire dal kindle, prendere forma e dimensione. Diventa tutto tangibile. Ho evidenziato non so quanti brani, ho divorato ogni parola, avida di scoprire il capitolo successivo. E la cosa incredibile è che ho avuto questa reazione per un libro che sostanzialmente avevo già letto, sapevo già come si sarebbe evoluta la vicenda, ma il vederla con gli occhi di Ade, il provare le sue emozioni destabilizzanti mi hanno condotta in un libro parallelo dove ho potuto vedere gli dèi comportarsi come bambini e farsi dispetti. Si vede la loro lontananza dal mortale che usa per i propri scopi. In questo capitolo è possibile conoscere il vero Ade: quel dio dell’Oltretomba spietato, che esegue le condanne su quelle anime che hanno commesso errori, che scommette con i mortali. Proprio l’argomento delle scommesse mi ha affascinata: “Una volta che i mortali superavano le porte della sala, venivano invasi dalla paura, una paura che li faceva scappare o li rendeva disperati. Erano i disperati, quelli a cui Ade era più interessato: quelli che potevano cambiare, se gliene veniva data la possibilità. Era un processo delicato e coinvolgeva più attori. Ade aveva perso la sua buona dose di accordi e ancora lo avvertiva sulla pelle, un prurito senza fine a ricordo del fallimento; tuttavia, sentiva che ne sarebbe valsa la pena, se così facendo avesse tratto in salvo anche una sola vita umana sulla via della distruzione.” Ade è un dio compassionevole, un dio che non vuole nuove anime ad abitare nella sua oscurità, vuole dare una seconda possibilità, un modo per dare importanza alla vita, come dice lui stesso, le anime non gli mancheranno mai, in fondo tutti moriamo prima o poi. Ma non è solo questo, lui è potere e solitudine, temuto e amato, è l’inizio e la fine, è la paura di amare e non essere corrisposto, è la necessità di essere amato per quello che è, ha bisogno di qualcuno che lo veda nel profondo, che vada a scoprire il suo bluff “Esisteva senza aspettarsi felicità o amore, piuttosto, si concentrava sui contratti e l’equilibrio.” Lui che nella sua esistenza è buio si scontra con la luce di Persefone, con i poteri rinchiusi in lei, determinata a uscire dalla sfera in cui l’ha rinchiusa per anni sua madre Demetra, intrappolata in una prigione con fiori e foglie, dorata ma senza futuro. Lei che ha solo bisogno di essere amata per vederla brillare. Persefone spinge Ade ad aprirsi alla comprensione e all’empatia, a dare gli strumenti ai mortali per redimersi e allontanarsi dal male, lei che con il suo modo di affrontarlo senza mai abbassare la testa lo stimola, lo obbliga ad aprirsi all’amore. Ma Persefone non sa una cosa, non conosce il suo destino: le Moire hanno intessuto il loro filo unendo luce e oscurità “Qualcosa, dentro di lui, voleva ignorare ogni senso di civiltà e possederla. C’era qualcosa in lei che lo richiamava: un filo che attraeva il suo cuore. […] Il filo e la sua collocazione, vicino al cuore, rivestivano un significato che non era in grado di comprendere: le Moire avevano intrecciato quella donna alla sua vita. Era destinata a essere la sua amata.” Sono dèi, ma questo non li esime dal sottostare al volere delle Moire che possono allacciare e disfare due cuori a loro piacimento. E allora inizia da quel momento una lotta tra ragione, desiderio, amore, paura. Una lotta che spetta a voi vedere come si conclude… anche perché sennò rischio lo spoiler e poi mi tocca ricominciare a scrivere la recensione per addrizzare nuovamente il tiro, quindi abbiate pietà di questa povera mortale che ha ancora le idee e il cuore scombussolati da Ade e il suo essere fallibile, dal suo essere così legato all’amore “«Lascia che ti veda.» Persefone chiuse gli occhi, lasciandosi andare, e Ade la guardò trasformarsi. Lei era tutto. Era tutto in qualsiasi forma, ma c’era qualcosa di stimolante nel guardarla abbracciare la sua divinità. Era bellissimo. In quel momento, dava una sensazione di intimità.” Prima di chiudere devo assolutamente parlarvi dei personaggi secondari: Minta continuo a odiarla profondamente, il suo essere capricciosa, dispettosa, scorretta, la fa odiare senza se e senza me; leggere di Efesto e Afrodite, di quanto si amino senza dirselo, la paura di perdere l’uno l’altra pur continuando a ignorarsi, quell’amore talmente grande da essere pronto a lasciar andare chi si ama pur di non sapere che si rappresenta l’infelicità per la propria amata; Ermes che nonostante sia il dio dell’inganno è uno di quelli che più crede nell’amore di Ade e Persefone, spingendoli a parlarsi. Ma la menzione per eccellenza va a Ecate. La sua figura l’ho amata nel libro con il pov di Persefone, ma qui sono andata oltre: la sua fedeltà, la protezione verso Persefone, la voglia di punire chi lo merita, le battute con Ade in cui penso di aver perso da qualche parte anche un polmone per quanto ho riso. Ho atteso questo libro, ma non avrei mai pensato che potesse superare quelle idee che mi ero fatta con A Touch of Darkness. Mi ha resa schiava delle parole che purtroppo sono finite troppo presto, avrei continuato a leggere e ancora e ancora. Mi ha resa orfana di un personaggio che mi ha lasciata tramortita dalla sua profondità, dal desiderio che lo incendia, un personaggio che si pensa negativo e invece… Ho amato i suoi chiaro-scuri, la sua vulnerabilità nonostante sia un potente dio, il suo tormento e struggimento per Persefone, la sua dedizione alla donna che ama, alla sua regina. Credo di aver detto tutto quello che potevo dire, non potete perdervi questa saga, io intanto ho messo i cartacei nella lista dei desideri per Babbo Natale perché devo poterli toccare con mano, sentirne l’odore, viverli con il loro spessore.
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